Il mondo nuovo – 1

“…sarà che alla fine della notte mi chiedo cosa resta…”

Così Neffa, con le parole di uno dei suoi brani più noti, esprime un dubbio che può riguardarci tutti. Dove c’è buio, c’è oscura incertezza. Siamo istintivamente, fin da piccoli, atterriti dall’ignoto che ci circonda, terrorizzati dall’idea di non avere sotto controllo noi stessi e l’ambiente in cui siamo immersi. Il paradosso, però, si realizza allorquando si apre uno spiraglio di luce ed è possibile raggiungerlo, ma la paura non solo permane, ma addirittura cresce.

Non ha senso tutto ciò? Il significato è sottile, e va ricercato principalmente nella possibilità: finché siamo nell’oscurità più assoluta, ogni scenario di luce può appagarci. Non è univocamente determinata la strada che ci ridarà sicurezza, non è escluso a priori il trionfo e non si deve tenere in conto il fallimento. Quando la luce si manifesta, al contrario, ogni cosa assume i contorni che le sono propri, i fatti si delineano oggettivamente, la possibilità cede il passo alla definizione.

Fuor di metafora, i giorni che viviamo si possono interpretare secondo questa dicotomia: una gran voglia di venirne fuori, una paura incombente per quello che sarà. Se ogni giorno sentiamo tutti l’irrefrenabile voglia di riavere la vita che c’è stata tolta, allo stesso tempo dobbiamo necessariamente considerare che, come società nella sua interezza, non la avremo. Perché è alle porte una crisi economica senza precedenti; perché questa reclusione prolungata, per quanto necessaria, sta inevitabilmente finendo per causare molta sofferenza psicologica a chi è più debole e solo; perché già oggi madri e padri di famiglia temono che, superato l’iniziale momento di solidarietà nazionale, la disoccupazione li travolga rendendo ancora più difficile sbarcare il lunario.

È l’apocalisse? Non nel senso di “fine del mondo”, ma certamente lo è secondo l’etimologia greca del termine: rivelazione. Dai grandi meccanismi che regolano la politica, l’economia e la società in genere, passando al piccolo delle nostre relazioni interpersonali e delle abitudini che ci hanno accompagnato fino ad ora, tutto può essere messo in discussione, e azzardo, deve essere messo in discussione. Ciò che si deciderà in campo economico-sociale sarà valutato dalla Storia e dalle urne, mentre quello che accadrà nelle nostre vite private sarà unicamente frutto di scelte che dovremo meditare e maturare in questo tempo di nascondimento dal mondo.

Se, dunque, si sottrae la responsabilità degli eventi al fato e la si pone in mano a me e a te, ecco che l’approccio può essere o arrendevole o combattivo. Perché è una battaglia, lo è stata fin dal primo momento, ma se coglieremo quello che di buono c’è in un’esperienza tanto anomala ne usciremo necessariamente cambiati. La rivelazione sarà scoprire se in meglio o in peggio.

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