#AccendiamocidiBlu

Ogni anno, a partire dal 2007, il 2 aprile è fissata la “Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo”. Istituita dalle Nazioni Unite, tale ricorrenza ha lo scopo di sensibilizzare la società alla tematica dell’autismo, dando voce alle molte associazioni che si interessano della questione e delle persone con autismo.

Uno dei privilegi più grandi della mia vita è stato, a quindici anni, fare la conoscenza di alcuni bambini con autismo. In particolare, prestando servizio all’interno della Onlus “Oltre il Muro”, ho svolto servizio di aiuto catechista ad un bambino speciale, Nuccio. Io e una amica con la quale ho collaborato, Federica, abbiamo cercato di adattare l’esperienza catechetica alle sue esigenze. Premetto che non ho nessuna competenza specifica nel settore, infatti non mi sono mai posto come terapeuta o specialista. Da semplice volontario e guidato dalle dottoresse Cascino e Manias, oggi entrambe psicologhe e fondatrici dell’associazione “Oltre il Muro”, ho svolto la mia attività principalmente conoscendo Nuccio e facendomi conoscere da lui, instaurando un percorso di fiducia reciproca.

Ciò che un’esperienza tanto forte e significativa mi ha lasciato è stata l’occasione di farmi piccolo. Piccolo, sì, perché solo i piccoli sono in grado di capire le parole non dette di chi vive in un mondo tutto suo, e si affaccia al nostro solo quando lo ritiene necessario. Conoscere realmente Nuccio ha significato per me accettare chi, in un primo momento, avevo avvertito semplicemente come diverso, ma che dopo pochi incontri ho rivalutato come unico. Credo che le parole migliori per comprendere questo tempo preziosissimo della mia adolescenza siano quelle che spesi subito dopo la sua prima Comunione, in un commento su Facebook:

“Ho iniziato questo percorso con molti dubbi, e davvero poche certezze. Può veramente servire a qualcosa fare catechismo ad un bambino “speciale”? Oggi, dopo due anni, so non solo che serve, eccome, ma che è servito a lui quanto a noi due. Accompagnandolo, lo abbiamo seguito nel percorso di crescita, che ha fatto maturare noi stessi tantissimo. Vedergli ricordare, magari quando neppure io ci penso, momenti vissuti insieme, mi riempie di gioia. Vittorio “con la camicia” fa tantissimi auguri al suo campione, che oggi conosce i nomi dei patriarchi e non lo sa, conosce il Mistero della Fede e non lo sa, e soprattutto mi ha arricchito enormemente e non ha mai preteso nulla in cambio”.

Vittorio, Nuccio e Federica nel giorno della prima Comunione di Nuccio, maggio 2016

Ecco, oggi dovremmo tutti ritagliarci un momento per riflettere su chi vive questa condizione ogni giorno. Non solo i soggetti affetti da autismo, ma anche le loro famiglie e tutti coloro che condividono con loro il proprio percorso di vita sanno quanto sia importante non emarginarli, non escluderli. Per essere realmente umani, dobbiamo saper cogliere nelle differenze con l’altro ciò che ci unisce, non dimenticando mai che siamo tutti unici a modo nostro. E allora, anche se ciascuno nelle proprie case, oggi accendiamoci di blu e promettiamoci che, quando torneremo ad incontrarci ed abbracciarci, lo faremo con maggiore consapevolezza e maggior rispetto.

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